← Tutte le news
News

Affitti brevi e dupe destinations: le mete alternative spostano la domanda

Airbnb registra ricerche triplicate per San Bartolomé e raddoppiate per Stirling: le destinazioni 'copia' anti-overtourism crescono. Cosa cambia per gli host italiani.

7 settembre 2026

L’estate 2026 ha confermato un movimento che sta cambiando in profondità il modo in cui si sceglie una destinazione: cresce la voglia di scoprire luoghi meno battuti, capaci di offrire la stessa atmosfera delle grandi mete internazionali senza il sovraffollamento e i prezzi ormai proibitivi delle città simbolo del turismo di massa. Per chi gestisce affitti brevi e case vacanza, questo non è un dettaglio da rubrica di viaggi: è un segnale di mercato che ridistribuisce la domanda e apre opportunità concrete a chi sa leggere la geografia emergente del turismo.

Il fenomeno ha ormai un nome: “dupe destinations”, ovvero le destinazioni “copia”, località alternative che richiamano il fascino di un grande classico internazionale garantendo al tempo stesso maggiore tranquillità e un’esperienza più intima. Un concetto nato sui social e rapidamente entrato nel lessico degli operatori del settore, perché fotografa un comportamento di consumo reale e misurabile.

I numeri delle destinazioni “copia”

I dati diffusi da Airbnb raccontano l’intensità del fenomeno meglio di qualsiasi analisi teorica. Tra le mete che registrano i tassi di crescita più elevati nelle ricerche degli utenti italiani spicca San Bartolomé, a Lanzarote, nelle Canarie, con volumi di ricerca più che triplicati rispetto al 2025. In Scozia raddoppiano le ricerche per la storica città di Stirling, scelta come alternativa alla più affollata e costosa Edimburgo.

Lo stesso movimento attraversa il resto d’Europa. In Francia l’interesse si sposta su Carcassonne, fuori dai tradizionali itinerari provenzali ormai saturi. Nel segmento balneare balza in avanti l’isola greca di Serifos, alternativa meno frequentata alle vicine Mykonos e Santorini, mentre per la montagna gli italiani guardano alle Alpi Giulie e alla località slovena di Bohinj, nei pressi del Parco Nazionale del Triglav.

C’è un secondo segnale, forse ancora più rilevante per chi opera nell’ospitalità: secondo la stessa piattaforma, la scelta della struttura ricettiva sta diventando parte integrante dell’esperienza di viaggio. Dimore storiche, ville fronte mare e rifugi alpini non sono più semplici alloggi, ma elementi che arricchiscono la scoperta di territori fuori dalle rotte tradizionali e che contribuiscono a una migliore distribuzione dei flussi turistici.

Perché succede e perché durerà

Alla radice del fenomeno c’è la reazione all’overtourism. I viaggiatori — italiani ed europei — hanno sperimentato in prima persona le conseguenze del turismo di massa: code, sovraffollamento, costi crescenti e un’esperienza spesso deludente rispetto alle aspettative. La risposta non è rinunciare al viaggio, ma spostare la meta verso luoghi che offrono un’atmosfera simile con un livello di stress molto più basso.

Non si tratta di una moda passeggera, ma di un cambiamento strutturale destinato a consolidarsi. Le amministrazioni delle grandi destinazioni continuano a introdurre ticket, limiti agli accessi e restrizioni sugli affitti brevi, rendendo le mete classiche progressivamente più complicate e costose. Al tempo stesso, la digitalizzazione e la diffusione delle piattaforme di prenotazione hanno reso visibili e raggiungibili località che un tempo restavano invisibili ai grandi flussi. Il risultato è una domanda che si distribuisce su un territorio più ampio, premiando chi si trova nei luoghi giusti e sa raccontarsi nel modo giusto.

Cosa significa per gli host italiani

Per chi possiede o gestisce una casa vacanza in Italia, il messaggio è doppio. Da un lato, il fenomeno conferma che la competizione non si gioca più soltanto nelle grandi città d’arte, ma anche nei borghi, nell’entroterra, nelle località di lago e di montagna che possono candidarsi a diventare le “dupe destinations” di casa nostra. Dall’altro, evidenzia che la scelta dell’alloggio è diventata un fattore di differenziazione, non un semplice accessorio della destinazione.

Il primo passo è capire in quale posizione si colloca la propria struttura. Una casa in un centro minore vicino a una grande meta affollata, o in un’area con un patrimonio storico e naturalistico poco sfruttato, può oggi intercettare la stessa domanda che un tempo si riversava automaticamente sulle destinazioni di punta. La chiave è smettere di pensare alla propria località come a una “seconda scelta” e iniziare a valorizzarne il carattere distintivo: l’autenticità, la tranquillità, il contatto con il territorio.

La comunicazione dell’annuncio diventa decisiva. Le foto, il titolo e la descrizione devono raccontare l’esperienza che l’ospite vivrà, non soltanto elencare le caratteristiche dell’immobile. Un borgo medievale, un paesaggio collinare, un lago balneabile o un percorso naturalistico nelle vicinanze possono diventare gli argomenti che spingono un viaggiatore a scegliere la vostra struttura al posto di una meta più nota ma più caotica. Anche il pricing va ripensato: una destinazione emergente può sostenere tariffe interessanti se accompagnate da un posizionamento chiaro e da recensioni di qualità, ma resta fondamentale monitorare la domanda reale e adattare i prezzi con criterio.

Come individuare la propria “dupe destination”

Per trasformare questa tendenza in un vantaggio concreto, è utile guardare alla propria area con occhi diversi. Una destinazione alternativa non nasce per caso: è il risultato di una combinazione di fattori che i gestori più attenti sanno riconoscere e valorizzare.

Il primo indizio è la vicinanza a una meta satura. Molte località italiane vivono all’ombra di città o comprensori turistici ormai al limite della capacità ricettiva: una casa vacanza posizionata a pochi chilometri da un centro famoso può candidarsi naturalmente a intercettare chi cerca la stessa esperienza senza la ressa. Non si tratta di competere con la meta affollata, ma di offrire un punto di appoggio comodo, più economico e più autentico per visitarla con calma.

Il secondo fattore è la presenza di un elemento distintivo: un borgo storico ben conservato, un paesaggio riconoscibile, una tradizione enogastronomica, un percorso naturalistico o una vista che nessuna destinazione di massa può replicare. Sono questi i tratti che rendono una località “copia” credibile di un grande classico, e che vanno messi al centro della comunicazione dell’annuncio.

Il terzo fattore è la raggiungibilità. Le dupe destinations funzionano quando il viaggiatore può arrivarci senza rinunciare alla comodità: buoni collegamenti, aeroporti o stazioni nelle vicinanze, o comunque un tempo di percorrenza accettabile dalla meta principale. Un luogo incantevole ma irraggiungibile rischia di restare invisibile, mentre una località ben collegata può trasformare la sua tranquillità in un vero argomento di vendita.

Infine, conta la qualità dell’accoglienza. I viaggiatori che scelgono una destinazione alternativa sono spesso più esigenti in termini di esperienza: cercano autenticità, ma non sono disposti a rinunciare al comfort. Una struttura curata, con una comunicazione chiara e una gestione professionale, ha molte più probabilità di trasformare un curioso in un ospite soddisfatto — e in una recensione che ne attira altri.

Un’opportunità da non sprecare

Il fenomeno delle dupe destinations si inserisce in un quadro più ampio che chi lavora negli affitti brevi ha già imparato a conoscere: la domanda non è più statica, ma si sposta tra stagioni, tra climi e, ora, anche tra destinazioni. L’estate 2026 ha mostrato come queste direttrici possano convivere e alimentarsi a vicenda, creando opportunità per chi ha la flessibilità e la lucidità per coglierle.

Per gli host e i property manager, la lezione è chiara: il futuro premia chi sa leggere i movimenti della domanda prima che diventino evidenti a tutti. Che si tratti di allungare la stagione, di valorizzare il comfort climatico o di posizionare la propria struttura come alternativa autentica alle mete affollate, la capacità di anticipare il cambiamento è ciò che distingue una gestione professionale da una improvvisata. Per capire come trasformare questi segnali in risultati concreti per la tua proprietà, scopri come funziona il nostro servizio di gestione degli affitti brevi. Se vuoi una valutazione mirata sul posizionamento della tua casa vacanza, contattaci per una consulenza senza impegno.

Vuoi che Hello Host risponda ai tuoi ospiti?

Al telefono, su WhatsApp e via email, 24 ore su 24 in 5 lingue.

Prenota una demo gratuita →