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Affitti brevi, Foti: la stretta Ue non sia prescrittiva

Il ministro per gli Affari europei a Piacenza: la parte del regolamento Ue sugli affitti brevi eccede i poteri della Commissione. Piano casa da 100.000 immobili.

20 settembre 2026

Dopo il fronte compatto costruito dal Ministro del Turismo al tavolo del 16 settembre, la partita europea sugli affitti brevi registra un nuovo passaggio: a prendere posizione è ora il ministro per gli Affari europei, le politiche di coesione e il Pnrr, Tommaso Foti. La sua dichiarazione, arrivata a margine del convegno di Confedilizia “La casa tra norme nazionali ed europee” in programma a Piacenza, introduce un elemento finora rimasto ai margini del dibattito: non più solo un “no” politico al pacchetto Ue, ma una contestazione esplicita della base giuridica su cui la Commissione europea vorrebbe costruire la stretta alle locazioni brevi.

Per chi gestisce un bed and breakfast, un affittacamere o una casa vacanza, e per i property manager che amministrano portafogli di appartamenti, la differenza non è di poco conto. Dire che una misura “non si condivide” è una cosa; sostenere che “eccede i poteri della Commissione” è un’altra, ben più radicale, perché sposta il confronto dal piano del merito a quello della competenza: chi, in Europa, ha davvero il diritto di decidere su questa materia.

La posizione di Foti: una questione di competenza

Il cuore della dichiarazione del ministro è netto. L’Italia, ha spiegato Foti, “sicuramente insisterà a livello europeo e chiederemo esplicitamente che questa parte del regolamento non sia una parte prescrittiva, ma una parte che ogni nazione può decidere o meno di applicare”.

La formula scelta è precisa e va letta con attenzione. Il ministro non si limita a criticare il contenuto della proposta, ma ne contesta la natura giuridica: se la disciplina degli affitti brevi fosse inserita in un regolamento prescrittivo, diventerebbe direttamente applicabile in tutti gli Stati membri, senza margine di adattamento nazionale. L’obiettivo dichiarato del governo italiano è quindi trasformarla in una parte “facoltativa”, che ogni Paese possa recepire o meno in base alle proprie condizioni abitative, sociali ed economiche.

Il ragionamento di fondo è semplice e ha una lunga tradizione nel dibattito istituzionale europeo. Una regola uniforme, pensata per realtà tra loro profondamente diverse, rischia di produrre effetti distorsivi. E nel caso della casa, le differenze tra i mercati immobiliari nazionali sono così profonde da rendere difficile, se non impossibile, una disciplina unica calata dall’alto.

Le due anime del regolamento, secondo il ministro

Foti ha poi articolato la sua lettura distinguendo chiaramente le due parti in cui, a suo avviso, si divide l’ipotesi di regolamento europeo.

La prima riguarda la disponibilità di alloggi a prezzi accessibili. Su questo fronte, ha ricordato il ministro, l’Italia si è mossa “ben prima” della proposta di Bruxelles, con un piano casa che prevede di mettere a disposizione, nei prossimi dieci anni, centomila immobili. È un numero concreto, che fotografa l’esistenza di una strategia nazionale già avviata e che il governo intende evidentemente valorizzare come alternativa a un intervento europeo percepito come invasivo.

La seconda parte è quella che interessa direttamente il comparto: la disciplina degli affitti brevi. Ed è qui che Foti usa l’espressione più dura dell’intero intervento, definendo un regolamento che vorrebbe disciplinare questa materia come qualcosa che “a mio avviso eccede i poteri della Commissione”.

È una dichiarazione che va inquadrata. Parlare di eccesso di poteri non è un giudizio di opportunità, ma una contestazione di legittimità: la Commissione, nell’impianto del ministro, non avrebbe la base giuridica per imporre restrizioni uniformi alle locazioni brevi, una materia che tocca la proprietà privata, le politiche abitative nazionali e l’autonomia dei territori.

Il contesto: dal tavolo Mazzi alla linea europea

La presa di posizione di Foti arriva a pochi giorni di distanza dal tavolo convocato d’urgenza dal Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi con le associazioni di categoria, conclusosi il 16 settembre con un “no” unanime al pacchetto europeo. In quell’occasione, come abbiamo raccontato, il fronte governo-categorie si era già espresso in modo compatto, con Confedilizia in prima fila attraverso le parole del suo presidente Giorgio Spaziani Testa, che aveva definito la proposta inaccettabile.

Quello di Piacenza rappresenta però un passo ulteriore, e per certi versi diverso. Il tavolo Mazzi aveva una valenza soprattutto politica e interna: mettere in riga le categorie, mostrare un fronte unito, preparare il terreno mediatico. L’intervento di Foti ha invece una natura tecnica e negoziale: è il ministro che siede ai tavoli europei a indicare la linea che l’Italia porterà a Bruxelles, ed è la prima volta che questa linea viene esplicitata in modo così chiaro dopo la presentazione della proposta.

Il messaggio implicito è che il governo non si limiterà a dichiarare il proprio dissenso, ma proverà a incidere sul testo finale contestandone la stessa impostazione giuridica. È una strategia che, se dovesse trovare alleati in altri Stati membri con mercati immobiliari e tradizioni proprietarie simili a quelle italiane, potrebbe concretamente ridimensionare la portata prescrittiva del regolamento.

Cosa significa per i gestori e i proprietari

Per chi vive di locazione turistica, questa dichiarazione ha un valore concreto, anche se non immediato. Il regolamento non è ancora in vigore e dovrà passare dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima di produrre effetti. In quella sede, la posizione italiana, se sostenuta da una coalizione di Paesi, può davvero spostare gli equilibri.

Il punto chiave da tenere a mente è che la battaglia si sta spostando dal “se” al “come”. Non è più in discussione soltanto l’opportunità di intervenire sugli affitti brevi, ma la forma giuridica che l’intervento dovrà assumere: un regolamento prescrittivo e uniforme, oppure un quadro più flessibile che lasci margini di autonomia ai singoli Stati.

Questa distinzione, apparentemente tecnica, è destinata a pesare molto nella vita reale di chi gestisce una struttura ricettiva extra-alberghiera. Un regolamento prescrittivo produrrebbe obblighi identici da Palermo a Bolzano, ignorando le differenze profonde tra un centro storico saturo e una località di mare dove l’affitto breve è una delle poche fonti di reddito per le famiglie residenti. Un quadro flessibile, invece, consentirebbe all’Italia di calibrare le regole sulla propria realtà, esattamente come chiedono da tempo le associazioni di categoria.

C’è poi un elemento che merita attenzione: la centralità che il ministro assegna al piano casa nazionale. I centomila immobili citati da Foti non sono un numero estemporaneo, ma il tentativo di dimostrare che l’Italia dispone già di una propria politica abitativa, e che quindi un intervento europeo aggiuntivo e prescrittivo sarebbe non solo invasivo, ma anche ridondante rispetto a quanto il Paese sta già facendo.

La strada è ancora lunga, ma la direzione è chiara

Il dibattito europeo sullo stress abitativo è appena cominciato e promette di essere lungo. La proposta della Commissione, presentata il 9 settembre, è solo il punto di partenza di un negoziato che coinvolgerà Parlamento e Consiglio, con tempi che si misureranno in mesi, non in settimane.

Per chi opera nel comparto, il messaggio che arriva da Piacenza è duplice. Da un lato, c’è la conferma che il governo italiano sta prendendo sul serio la partita, schierandosi con una posizione non più solo difensiva ma apertamente contestativa della base giuridica della proposta. Dall’altro, c’è la consapevolezza che nulla è ancora deciso, e che la qualità della gestione resterà comunque il miglior argine contro qualsiasi scenario.

In una fase in cui le regole sono in movimento, la differenza tra chi gestisce in modo professionale e chi improvvisa diventa ancora più netta. Un immobile gestito con trasparenza, adempimenti in regola e attenzione all’equilibrio tra turismo e tessuto urbano è nella posizione migliore per affrontare qualsiasi evoluzione normativa, qualunque forma assuma il regolamento europeo.

Per capire come muoversi in questo scenario in evoluzione, il primo passo è informarsi e confrontarsi con chi segue ogni giorno il settore. Puoi approfondire come funziona la gestione affidata a un professionista nella nostra guida dedicata, dove spieghiamo nel dettaglio come operiamo e quali garanzie offriamo ai proprietari. E se vuoi capire come posizionare il tuo immobile in uno scenario normativo che cambia rapidamente, contattaci: un confronto diretto è il modo più concreto per non farsi trovare impreparati.

La partita europea è ancora tutta da giocare, ma una cosa è certa: l’Italia ha scelto di non restare a guardare.

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