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Affitti brevi in Sardegna: solo l'1,3% dello stock immobiliare è sul mercato

I dati AIGAB smentiscono l'allarme overtourism in Sardegna: solo l'1,3% delle case è destinato ad affitti brevi. Il dato reale ridimensiona il dibattito su restrizioni e regolamentazione nell'isola.

3 luglio 2026

In piena stagione turistica, i numeri reali sugli affitti brevi in Sardegna ridimensionano l’allarme overtourism che ha dominato il dibattito nelle ultime settimane. Secondo i dati presentati da AIGAB al Salone Extra 2026, solo l’1,3% dello stock immobiliare esistente nell’isola è promosso online con finalità di affitti brevi. Una percentuale che contrasta con la percezione di un fenomeno fuori controllo.

I numeri reali contro la narrazione

Il dato sardo si inserisce in un quadro nazionale dove le percentuali di immobili destinati a locazione turistica restano contenute anche nelle regioni più turistiche. La narrazione dell’affitto breve come “svuota-città” — alimentata dalle cronache di Firenze, Venezia e Rimini — trova nei numeri AIGAB un contrappunto basato su dati oggettivi.

Questo non significa che il fenomeno non vada regolamentato, ma che le misure restrittive andrebbero calibrate su dati reali e non su percezioni allarmistiche. Per i gestori sardi, il dato AIGAB è un argomento a difesa di un settore che rappresenta una quota minima del patrimonio immobiliare regionale.

Opportunità per i gestori

Con 485 milioni di presenze turistiche attese in Italia nel 2026, la Sardegna resta una delle destinazioni più richieste. Per i gestori dell’isola, presidiare il canale delle prenotazioni dirette con strumenti professionali è la strategia vincente in un mercato che ha ancora margini di crescita. Contattaci per scoprire come ottimizzare la gestione in vista del picco estivo.

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