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Affitti brevi, tavolo Mazzi: no unanime al pacchetto Ue

Il tavolo del 16 settembre si chiude con un fronte compatto contro l'Affordable Housing Act: Mazzi parla di minaccia al ceto medio. Ecco le posizioni.

17 settembre 2026

Il tavolo convocato d’urgenza dal Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi si è chiuso con una presa di posizione che non lascia spazio a dubbi: governo e associazioni di categoria sono uniti nel dire no al pacchetto europeo sugli affitti brevi. L’incontro del 16 settembre 2026, organizzato per affrontare l’Affordable Housing Act presentato dalla Commissione europea appena una settimana prima, il 9 settembre, ha prodotto un fronte compatto che difficilmente avrà precedenti nel recente dibattito sul comparto.

Per chi gestisce un bed and breakfast, un affittacamere o una casa vacanza, e per i property manager che amministrano portafogli di appartamenti, quello che è emerso dal tavolo non è soltanto una notizia di cronaca istituzionale. È il segnale di come l’Italia intende muoversi nel negoziato europeo, e quindi di quale margine di manovra avranno, nei prossimi mesi e anni, i proprietari e i gestori di immobili destinati alla locazione turistica breve.

Una riunione affollata e un dibattito senza sconti

Al tavolo hanno partecipato le principali sigle del turismo e della ricettività extra-alberghiera. Tra le delegazioni presenti, quella di ANBBA, l’associazione che da 26 anni rappresenta bed and breakfast, affittacamere, case vacanza e locazioni turistiche, guidata dal presidente Johnny Malerba, accompagnato dal direttore Cesare Gherardi e, in veste di uditrice, dalla delegata per la Sicilia Eva Rosella Musico.

Il tono dell’incontro è stato da subito chiaro. Tra gli interventi più incisivi, quello di Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia, che ha definito la proposta europea un provvedimento inaccettabile e una minaccia concreta al diritto di proprietà. Una formula dura, che fotografa bene il clima della riunione e la preoccupazione diffusa tra le categorie.

La sostanza del problema è nota da quando Bruxelles ha presentato il testo. L’Affordable Housing Act punta a individuare le cosiddette “aree sotto pressione abitativa” attraverso un parametro numerico preciso: il rapporto tra il prezzo medio delle abitazioni e il reddito disponibile della popolazione residente. Quando questo rapporto supera una determinata soglia, i Comuni acquisirebbero la facoltà di introdurre limitazioni al comparto, fino a toccare i tetti alle nuove attività, il numero di notti vendibili ogni anno e, in determinate condizioni, anche l’acquisto e l’utilizzo degli immobili destinati a finalità diverse dalla prima casa.

La posizione del Ministero: sintonia totale con il comparto

Al termine dell’incontro, il ministro Mazzi ha espresso piena sintonia con le preoccupazioni delle categorie. Il suo ragionamento, riportato dalle fonti istituzionali, è articolato su due assi. Il primo: il testo europeo rischia di colpire il ceto medio italiano, e in particolare la piccola proprietà immobiliare che in questo Paese rappresenta una forma diffusa di risparmio e di integrazione del reddito familiare. Il secondo: la proposta non sembra portare alcun beneficio evidente né al turismo, né ai turisti, né ai residenti.

C’è poi un elemento che il ministro ha voluto sottolineare con forza: lo sconcerto nel constatare che la Commissione europea non abbia fatto tesoro di quanto già accaduto in casi analoghi, citando esplicitamente l’esperienza di Barcellona. Un riferimento che non è casuale: la città catalana è diventata negli ultimi anni il laboratorio più citato del dibattito sulle restrizioni agli affitti brevi, e la lettura prevalente tra le categorie è che gli effetti di quelle misure non abbiano prodotto i risultati sperati in termini di accessibilità abitativa.

Il nodo che resta aperto: la tutela del ceto medio

La posizione emersa dal tavolo ha un significato che va oltre la singola proposta normativa. Il punto sollevato dal ministro e dalle associazioni riguarda la natura stessa della piccola proprietà immobiliare italiana. Una seconda casa non è necessariamente speculazione: può essere un’abitazione ereditata, una casa di famiglia, il frutto di decenni di risparmio, una fonte di reddito integrativo per famiglie che non hanno altre forme di investimento.

Il timore, espresso a più voci durante l’incontro, è che un quadro europeo costruito su parametri uniformi finisca per colpire in modo indifferenziato situazioni molto diverse tra loro. Una grande città con migliaia di appartamenti destinati alla locazione turistica non può essere equiparata automaticamente a una piccola località in cui l’affitto breve rappresenta una delle poche opportunità economiche per residenti e operatori locali. È questa la ragione per cui le categorie chiedono che ogni eventuale intervento sia legato alla situazione concreta del territorio e basato su dati verificabili.

Verso un tavolo permanente di confronto

Dal confronto è emersa anche un’apertura destinata a pesare nei prossimi mesi: l’ipotesi di rendere permanente il dialogo tra governo e categorie, attraverso un tavolo di consultazione stabile. Non si tratta di un dettaglio organizzativo, ma di un possibile cambio di passo nel rapporto tra il Ministero e il mondo delle locazioni turistiche.

Se questa ipotesi dovesse concretizzarsi, il comparto disporrebbe per la prima volta di una sede di confronto continuativa con l’esecutivo, capace di intercettare le questioni prima che diventino emergenze. Per chi lavora ogni giorno nella gestione degli appartamenti, questo significherebbe avere un canale più diretto per far arrivare le istanze della filiera: dagli adempimenti burocratici alla concorrenza con le strutture alberghiere, fino al rapporto con le piattaforme.

Il 27 settembre e la Giornata Mondiale del Turismo

Il ministro Mazzi ha colto l’occasione del tavolo per annunciare anche le iniziative legate alla Giornata Mondiale del Turismo, in programma il 27 settembre. La data coincide con il debutto del progetto televisivo internazionale “L’Italia nel mondo”, promosso dal Ministero del Turismo insieme alla Rai, al Ministero della Cultura e al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale.

Per l’evento di lancio, Alberto Angela racconterà la figura di Giulio Cesare e la storia di Roma dal Colosseo, in un appuntamento che sarà tradotto e distribuito a livello internazionale attraverso la rete degli Istituti Italiani di Cultura all’estero. Un’iniziativa di promozione del Paese che, pur non riguardando direttamente la normativa sugli affitti brevi, conferma la centralità del turismo nell’agenda del Ministero in questa fase.

Cosa significa concretamente per i gestori

Per chi gestisce bed and breakfast, affittacamere e case vacanza, il punto chiave resta uno, e va ribadito con chiarezza: il pacchetto europeo è ancora una proposta, non una norma in vigore. Dovrà passare dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima di diventare regolamento, e in quella sede il posizionamento del governo italiano, netto e critico, inciderà sul testo finale.

Questo non significa che si possa abbassare la guardia. Il dibattito europeo sullo stress abitativo è destinato a rimanere centrale, e la direzione di marcia indicata da Bruxelles va verso un quadro più stringente per le locazioni brevi. Ma significa che il risultato non è ancora scritto, e che il negoziato nei prossimi mesi sarà decisivo per capire quali margini resteranno a disposizione di proprietari e gestori.

In questa fase, la gestione professionale diventa un fattore ancora più importante. Un immobile gestito con trasparenza, dati alla mano, rispetto degli adempimenti e attenzione all’equilibrio tra turismo e tessuto urbano è in una posizione migliore per affrontare qualsiasi evoluzione normativa. Chi opera in modo improvvisato rischia di trovarsi esposto proprio quando le regole si faranno più stringenti.

Per chi vuole capire come muoversi in questo scenario, il primo passo è informarsi e confrontarsi con chi segue ogni giorno l’evoluzione del settore. Puoi approfondire il funzionamento della gestione affidata a un professionista nella nostra guida dedicata, dove spieghiamo nel dettaglio come operiamo e quali garanzie offriamo ai proprietari. E se vuoi capire come posizionare il tuo immobile in uno scenario normativo in evoluzione, contattaci: un confronto diretto è il modo più concreto per non farsi trovare impreparati.

Il tavolo del 16 settembre non è un punto d’arrivo, ma l’inizio di una fase nuova del confronto tra governo e categorie. La partita europea è appena cominciata, e l’Italia ha scelto da che parte stare.

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