Boom di ricerche Airbnb per i borghi italiani senza hotel: fino al +326% in due anni
L'Osservatorio sul Turismo Diffuso 2026 rivela un'esplosione di ricerche per comuni sotto i 5.000 abitanti. Oltre 680 località italiane hanno solo Airbnb come possibilità di alloggio.
L’ospitalità diffusa si consolida come il vero motore di sviluppo turistico per le aree interne della Penisola, intercettando una domanda crescente di vacanze lontane dalle rotte battute e contribuendo a decongestionare le mete colpite da overtourism.
Secondo i dati presentati da Airbnb e estratti dall’Osservatorio sul Turismo Diffuso in Italia, realizzato a maggio 2026 in collaborazione con The European House Ambrosetti, le ricerche per i comuni italiani sotto i 5.000 abitanti hanno registrato un incremento verticale, con picchi fino al +326% nell’ultimo biennio. Un dato che ridisegna la geografia del turismo nel nostro Paese e che apre prospettive interessanti per i property manager attenti alle nuove direttrici della domanda.
Il paradosso dei siti UNESCO: cultura sì, hotel no
Il dato macroeconomico più rilevante per il settore evidenzia una contraddizione tutta italiana: l’80% delle aree che ospitano siti UNESCO in Italia si trova in comuni di piccole dimensioni, ma solo la metà di questi vanta almeno una struttura alberghiera. In oltre 680 località italiane, gli alloggi su Airbnb rappresentano l’unica opportunità di soggiorno disponibile, trasformando i privati e i property manager in veri e propri presidi dell’accoglienza turistica.
Questa dinamica non è solo una curiosità statistica: è il segnale di un cambiamento strutturale nel modo in cui i viaggiatori scelgono le destinazioni. Il turismo “under the radar” — fatto di borghi, aree interne, paesi di montagna e piccoli centri — non è più una nicchia, ma un segmento in forte crescita che può offrire rendimenti interessanti a chi sa posizionarsi per tempo.
I numeri regione per regione: l’Appennino corre, le Alpi rispondono
L’analisi territoriale delle performance evidenzia trend netti da Nord a Sud, con alcune sorprese interessanti per chi opera nel property management.
Abruzzo e Molise trainano la classifica. La performance più alta in assoluto appartiene a Pettorano sul Gizio, in provincia dell’Aquila, con un incremento del +326% nelle ricerche, trainato da un forte turismo domestico di riscoperta dell’entroterra. Segue Rocchetta a Volturno in Molise con un +53%, a conferma che l’Appennino centrale sta vivendo una stagione di rinnovato interesse.
Alpi e distretti del vino. Nel Nord Italia spiccano i comuni alpini: Ornavasso in Piemonte (+75%) e Roisan in Valle d’Aosta (+75%), entrambi capaci di attrarre visitatori alla ricerca di esperienze outdoor e soggiorni rigeneranti lontano dal caldo estivo. Di particolare interesse il caso di Marano di Valpolicella in Veneto (+70%), che sta intercettando flussi altospendenti da Germania e Olanda legati all’enoturismo: un segmento con disponibilità di spesa superiore alla media e soggiorni di qualità.
Sud e Isole: la riscoperta dei borghi. In Calabria si registra la rinascita di Santa Caterina dello Ionio (+169%), borgo storico del catanzarese che sta riconquistando posizioni sui mercati internazionali con Francia e Germania in testa. Crescite costanti anche in Sardegna a Calangianus (+47%), nel cuore della Gallura, e nel Salento profondo a Cursi, in provincia di Lecce.
Cosa significa per i property manager
Questi dati non sono solo una curiosità giornalistica. Per chi gestisce affitti brevi in modo professionale, rappresentano una bussola per orientare le scelte strategiche dei prossimi anni. Ecco le implicazioni concrete:
1. Diversificazione geografica del portafoglio. Limitarsi alle città d’arte e alle località balneari consolidate significa competere in mercati sempre più saturi. I borghi offrono un vantaggio competitivo duplice: minore concorrenza tra host e costi di acquisto o affitto degli immobili significativamente inferiori.
2. Target di ospiti più redditizi. Il turista che sceglie un borgo non cerca il low cost: cerca autenticità, esperienze, tranquillità. È un ospite con una disponibilità di spesa medio-alta, che prenota soggiorni più lunghi e lascia recensioni più dettagliate. Il caso della Valpolicella (+70% con flussi da Germania e Olanda) è emblematico: l’enoturista spende in media il 40% in più del turista generico.
3. Partnership con il territorio. I borghi che performano meglio sono quelli dove si è creata una sinergia tra host, ristoratori, produttori locali e amministrazioni comunali. Il property manager che opera in questi contesti non è solo un gestore di immobili: diventa un ambasciatore del territorio, in grado di offrire esperienze integrate che aumentano la soddisfazione dell’ospite e la redditività per notte.
4. Stagionalità favorevole. Mentre le località balneari soffrono una concentrazione in 8-10 settimane estive, i borghi dell’entroterra e delle aree collinari beneficiano di una stagionalità più distribuita: primavera per il turismo naturalistico, autunno per l’enogastronomia, inverno per i mercatini e le tradizioni. Questo si traduce in tassi di occupazione annuali più stabili.
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