Airbnb finanzia 50 borghi italiani: pubblicata la lista dei Comuni ammessi al Fondo Anci 2026
450 candidature, 50 Comuni selezionati, 1,5 milioni di euro in palio. Il Fondo Anci-Airbnb entra nella fase operativa: ecco chi può accedere ai contributi fino a 40.000 euro per il turismo diffuso.
Entra nel vivo il Fondo Anci per lo sviluppo del turismo nei Comuni di minore dimensione, l’iniziativa triennale sostenuta da Airbnb con una donazione di 1,5 milioni di euro. Con la pubblicazione dell’elenco dei 50 Comuni ammessi alla seconda fase dell’Avviso pubblico 2026, si apre ora la fase di progettazione: le amministrazioni selezionate hanno tempo fino al 20 ottobre 2026 per presentare la Manifestazione di interesse con la proposta progettuale.
450 candidature per 50 posti
La risposta dei territori è stata massiccia. Sono 450 le candidature presentate dai Comuni italiani alla prima annualità dell’Avviso pubblico, rivolto alle amministrazioni con popolazione fino a 30.000 abitanti. Le sei regioni coinvolte nella prima tranche sono Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Marche, Lazio, Sardegna e Basilicata.
La selezione è avvenuta secondo l’ordine cronologico di ricezione delle candidature, con un criterio di equità territoriale che garantisce la presenza di almeno due Comuni per ciascuna regione interessata. Un meccanismo pensato per evitare che le aree con maggiore capacità amministrativa monopolizzino le risorse, lasciando indietro i territori più fragili.
Come funziona il Fondo
Il Fondo Anci-Airbnb è articolato su tre annualità (2026-2028) con una dotazione complessiva di 1,5 milioni di euro. Al termine della seconda fase saranno selezionati almeno dieci progetti, ciascuno dei quali potrà beneficiare di un contributo fino a 40.000 euro. La graduatoria finale sarà approvata e pubblicata da Anci entro il 15 novembre 2026.
I progetti dovranno puntare su turismo diffuso, valorizzazione del patrimonio culturale, ambientale e produttivo, e modelli di sviluppo sostenibile. Non si tratta quindi di finanziare singole strutture ricettive, ma di costruire ecosistemi turistici integrati che mettano a sistema le risorse del territorio: dai sentieri escursionistici ai musei locali, dalle produzioni enogastronomiche agli eventi culturali.
L’iniziativa proseguirà nei prossimi due anni coinvolgendo progressivamente tutto il territorio nazionale. Nel 2027 saranno interessate Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Umbria, Molise, Calabria e Puglia. Nel 2028 toccherà a Trentino-Alto Adige, Veneto, Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo, Campania e Sicilia.
Perché i piccoli Comuni sono strategici
Il Fondo nasce in risposta ai dati dell’Osservatorio sul Turismo Diffuso in Italia, realizzato da The European House – Ambrosetti per Airbnb, che fotografano una realtà ben nota a chi opera nel settore degli affitti brevi: il turismo italiano resta fortemente concentrato su un numero limitato di destinazioni.
I primi 20 Comuni italiani attraggono da soli il 32% dei visitatori nazionali, mentre l’80% delle province si divide appena il 36% dei flussi turistici. Eppure i Comuni con meno di 30.000 abitanti rappresentano il 96% degli oltre 7.900 Comuni italiani, ospitano più della metà della popolazione e custodiscono una parte rilevante del patrimonio culturale nazionale.
I numeri sono impressionanti: l’80% dei Comuni collegati ai siti UNESCO, il 64% dei musei, il 67% dei parchi archeologici e il 73% dei ristoranti stellati Michelin si trovano proprio nei piccoli centri. Un patrimonio che fatica a tradursi in pernottamenti e indotto economico, spesso per mancanza di strumenti di promozione e di una regia turistica strutturata.
C’è anche una dimensione demografica urgente. Tra il 2019 e il 2024, il 36% dei Comuni con meno di 5.000 abitanti ha registrato una diminuzione della popolazione superiore al 5%. Le iniziative sostenute dal Fondo puntano esplicitamente a contribuire al contrasto dello spopolamento, creando opportunità economiche legate al turismo che rendano i borghi non solo mete da visitare ma luoghi in cui restare.
Quali Comuni sono stati ammessi
Ecco l’elenco completo dei primi venti Comuni che hanno superato la selezione per la fase di progettazione:
- Seui (Sud Sardegna)
- Fiastra (Macerata)
- Pompu (Oristano)
- Montegiorgio (Fermo)
- Orte (Viterbo)
- Gandino (Bergamo)
- Filottrano (Ancona)
- Masullas (Oristano)
- Sant’Ambrogio sul Garigliano (Frosinone)
- Ussaramanna (Sud Sardegna)
- Forenza (Potenza)
- Savoia di Lucania (Potenza)
- Appignano del Tronto (Ascoli Piceno)
- Penna San Giovanni (Macerata)
- Castel Sant’Angelo (Rieti)
- Gavoi (Nuoro)
- Ruvo del Monte (Potenza)
- Montefortino (Fermo)
- Moresco (Fermo)
- San Lorenzo al Lago (Macerata)
La lista completa dei 50 Comuni include anche realtà della Bergamasca, delle Marche interne e della Sardegna centro-orientale, con una forte rappresentanza delle aree appenniniche e insulari. Ogni Comune dovrà ora individuare un soggetto attuatore e sviluppare insieme a questo il progetto esecutivo da sottoporre ad Anci.
Cosa significa per host e property manager
Questa iniziativa ha implicazioni concrete anche per chi gestisce affitti brevi in modo professionale. I progetti finanziati dal Fondo Anci-Airbnb creeranno nuovo indotto turistico in aree oggi marginali, generando potenzialmente un aumento della domanda di alloggi temporanei in zone dove l’offerta ricettiva è ancora poco strutturata.
Un property manager che opera o vuole espandersi in una delle regioni coinvolte — Lombardia, Sardegna, Marche, Lazio, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia — farebbe bene a monitorare quali Comuni della propria area vengono selezionati per i finanziamenti. Laddove arriva un progetto di turismo diffuso con 40.000 euro di budget, è probabile che arrivi anche una crescita della domanda di case vacanza gestite professionalmente.
Inoltre, la partnership Airbnb-Anci segnala una direzione strategica chiara: la piattaforma sta investendo risorse significative per posizionarsi come partner istituzionale dei territori, non solo come intermediario commerciale. Per gli host questo significa un ecosistema potenzialmente più stabile e legittimato, in un momento in cui la regolamentazione degli affitti brevi è al centro del dibattito politico in decine di Comuni italiani.
Le prossime scadenze
Il calendario è serrato. Entro il 20 ottobre 2026 i Comuni dovranno presentare la Manifestazione di interesse con il progetto dettagliato. La graduatoria finale con i progetti vincitori sarà pubblicata da Anci entro il 15 novembre 2026. I fondi saranno erogati a partire dall’inizio del 2027, per progetti che dovranno essere realizzati nell’arco dell’anno solare.
Chi vuole cogliere le opportunità di questo Fondo — come host, property manager o fornitore di servizi per il turismo — ha una finestra di alcuni mesi per entrare in contatto con le amministrazioni selezionate e proporsi come partner operativo.
Una mappa dell’Italia che cambia
Guardando la distribuzione geografica dei 50 Comuni selezionati emerge un quadro interessante. La Sardegna e le Marche sono le regioni più rappresentate, seguite da Basilicata e Lombardia. Non è un caso: sono territori dove il turismo balneare o montano convive con aree interne ricche di patrimonio ma povere di posti letto. Il Fondo Anci-Airbnb punta proprio a colmare questo gap, finanziando non la costruzione di nuove strutture ma la creazione di reti tra quelle esistenti.
Per i Comuni più piccoli — spesso sotto i 2.000 abitanti — un contributo di 40.000 euro può fare la differenza tra avere una presenza digitale organizzata (sito turistico, mappatura degli alloggi, calendario eventi) e restare invisibili ai motori di ricerca. Ed è qui che il property management professionale può inserirsi come anello di congiunzione tra la strategia pubblica e l’operatività privata.
Il modello funziona: i dati lo confermano
Non è teoria. I dati dell’Osservatorio sul Turismo Diffuso mostrano che nei Comuni sotto i 5.000 abitanti dove Airbnb è presente, le ricerche sono cresciute fino al 326% nell’ultimo biennio. Significa che la domanda esiste ma va intercettata con un’offerta all’altezza: alloggi fotografati bene, descritti in più lingue, con check-in professionale e standard qualitativi costanti. Tutte cose che un host fai-da-te fatica a garantire e che un property manager strutturato può offrire come servizio.
E i numeri macroeconomici confermano la direzione. Nel 2025 il mercato delle locazioni brevi in Italia ha generato 6,5 miliardi di euro, in crescita rispetto all’anno precedente nonostante l’aumento della pressione fiscale e regolatoria. I piccoli Comuni rappresentano il prossimo fronte di espansione per un settore che nei grandi centri urbani ha già raggiunto la saturazione.
Cosa fare da subito
Se gestisci affitti brevi in una delle sei regioni coinvolte, hai tre mosse concrete a disposizione. Primo: verifica se il tuo Comune è tra i 50 selezionati e, in caso positivo, contatta l’assessorato al turismo per capire che tipo di progetto stanno sviluppando. Secondo: prepara un portfolio dei tuoi alloggi con dati sulle performance (tasso di occupazione, provenienza degli ospiti, recensioni) da mettere a disposizione del soggetto attuatore. Terzo: se operi in una regione che sarà coinvolta nel 2027 o 2028, inizia da ora a costruire relazioni con l’amministrazione locale — questi bandi premiano chi arriva preparato.
La gestione professionale degli affitti brevi è una leva concreta per trasformare i flussi turistici in presenze stabili sul territorio. Se il tuo Comune è nella lista dei selezionati, scopri come funziona il nostro servizio e valuta se possiamo aiutarti a strutturare l’offerta ricettiva locale. Per qualsiasi domanda, contattaci senza impegno.
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