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Property Managers Italia: Bartolomeo Bufi nuovo presidente

Cambio alla guida di Property Managers Italia: l'imprenditore pugliese Bartolomeo Bufi, 47 anni, succede a Lorenzo Fagnoni dopo 5 anni. Fagnoni resta vicepresidente.

25 settembre 2026

Cambio al vertice di Property Managers Italia, l’associazione nazionale che riunisce le imprese e gli operatori attivi nella gestione professionale degli immobili destinati alla locazione breve e turistica. Bartolomeo Bufi, imprenditore pugliese di 47 anni con una consolidata esperienza nel property management e nello sviluppo di tecnologie applicate al settore ricettivo, è stato eletto nuovo presidente. Subentra a Lorenzo Fagnoni, che dopo un mandato durato cinque anni assume la carica di vicepresidente all’interno del nuovo Consiglio Direttivo.

Il passaggio di consegne segna un momento di continuità più che di rottura: Fagnoni resta infatti dentro la governance, portando con sé l’autorevolezza costruita in un quinquennio in cui l’associazione si è affermata come interlocutore riconosciuto dalle istituzioni sul tema della regolamentazione degli affitti brevi. La scelta di affidare la presidenza a un profilo come quello di Bufi, che unisce radici operative nel sud Italia a competenze tecnologiche, racconta però anche una precisa direzione strategica per i prossimi anni.

Chi è Bartolomeo Bufi

Bartolomeo Bufi non è un nome nuovo per chi segue il comparto. Imprenditore di 47 anni originario della Puglia, ha costruito la propria carriera attorno a due pilastri che oggi definiscono il property management moderno: la gestione operativa degli immobili destinati all’ospitalità e lo sviluppo di soluzioni tecnologiche per il settore ricettivo.

È una combinazione significativa. Negli ultimi anni il dibattito sugli affitti brevi si è spostato con decisione dal piano dell’improvvisazione a quello della professionalizzazione: CIN, obblighi fiscali, comunicazioni alle piattaforme e adempimenti regionali hanno reso la gestione fai-da-te sempre più complessa. In questo scenario, un presidente che conosca tanto la gestione sul campo quanto gli strumenti digitali è percepito come la figura giusta per accompagnare una categoria in piena trasformazione.

La provenienza pugliese ha poi un valore simbolico concreto. La Puglia è una delle regioni italiane con la più alta densità di locazioni turistiche e, allo stesso tempo, quella che sta attraversando le tensioni normative più acute tra obblighi di Cia/Scia, dibattito sul disegno di legge regionale e pressioni sul modello della “ospitalità familiare”. Un presidente che arriva da quel territorio porta nella stanza dei bottoni una sensibilità diretta alle istanze dei gestori delle regioni a forte vocazione turistica.

Cosa rappresenta Property Managers Italia

Per capire la portata della nomina serve un passo indietro su cosa sia e cosa faccia l’associazione. Property Managers Italia riunisce le imprese e i professionisti che gestiscono per conto terzi immobili destinati alla locazione breve e turistica: una figura, quella del property manager, che negli ultimi anni è passata dall’essere quasi sconosciuta a diventare il punto di riferimento operativo per migliaia di proprietari.

Il property manager si occupa, in tutto o in parte, delle attività che rendono redditizio e regolare un affitto breve: pubblicazione degli annunci, gestione delle prenotazioni, check-in e check-out, coordinamento delle pulizie, manutenzione, comunicazione con gli ospiti e, sempre più spesso, adempimenti amministrativi e fiscali. È una professione che si è sviluppata proprio perché la gestione diretta è diventata troppo onerosa per chi possiede un immobile ma non ha tempo, competenze o voglia di occuparsene in prima persona.

L’associazione è nata con l’obiettivo di dare rappresentanza a questa categoria, promuovendone il riconoscimento all’interno della filiera turistica nazionale e favorendo il dialogo con istituzioni ed enti locali. Negli anni del mandato Fagnoni, l’associazione ha consolidato una voce autorevole, intervenendo sui principali dossier normativi: dalla disciplina della cedolare secca alla soglia dei due immobili, dal CIN alle proposte di restrizione provenienti dall’Europa e dalle amministrazioni comunali.

Le prime parole del nuovo presidente

Bartolomeo Bufi ha delineato con chiarezza la rotta del suo mandato. “Il turismo è una componente fondamentale dell’economia italiana ed il property management ne rappresenta una realtà strutturale e professionale”, ha dichiarato il neoeletto presidente. “Il nostro obiettivo è dare voce agli operatori di ogni territorio ed instaurare un confronto serio con le istituzioni per accompagnare la crescita del settore”.

Due concetti spiccano nelle sue parole. Il primo è l’enfasi sulla dimensione strutturale del property management: non un fenomeno marginale o temporaneo, ma un tassello stabile dell’industria turistica nazionale. Il secondo è l’attenzione alla capillarità territoriale, ovvero la volontà di rappresentare i gestori di ogni dimensione — dal piccolo operatore locale alla società strutturata — e di ogni area del Paese, evitando che il dibattito resti concentrato sulle grandi città.

Lorenzo Fagnoni, dal canto suo, ha voluto ringraziare i soci per il percorso condiviso: “Abbiamo consolidato una rappresentanza autorevole per la categoria e continueremo a lavorare insieme affinché le esigenze dei property manager trovino spazio nel dibattito pubblico”. Il passaggio a vicepresidente non è quindi un congedo, ma una ridefinizione di ruolo all’interno di una squadra che punta alla continuità.

L’agenda dei prossimi mesi

La nuova governance ha annunciato che nelle prossime settimane presenterà la nuova agenda di mandato, incentrata su tre direttrici principali: le iniziative a favore degli associati, lo sviluppo dell’indotto e la valorizzazione del modello professionale degli affitti brevi.

Sul fronte degli associati, l’obiettivo è offrire strumenti concreti — dalla formazione all’aggiornamento normativo — che aiutino i gestori a operare in un quadro regolatorio sempre più articolato. Sullo sviluppo dell’indotto, la sfida è far riconoscere il valore economico che il property management genera lungo tutta la filiera: non solo alloggi e prenotazioni, ma anche pulizie, manutenzioni, servizi professionali e attività commerciali collegate. Sulla valorizzazione del modello professionale, infine, si gioca la partita più importante: distinguere nettamente il gestore strutturato, che rispetta regole e obblighi, da chi opera nell’informalità, contribuendo a un dibattito pubblico più equilibrato e meno ideologico.

Il tutto, come sottolineato dal direttivo, passa attraverso un “dialogo strutturato con le istituzioni e gli enti locali” per favorire la regolamentazione e il riconoscimento del comparto. In un momento in cui l’Unione Europea discute restrizioni sugli affitti brevi e i Comuni sperimentano tetti e vincoli urbanistici, la presenza di un’interlocuzione professionale e organizzata è considerata dalla categoria un elemento decisivo.

Perché questa nomina interessa chi gestisce immobili

La notizia del cambio di presidenza non è un semplice avvicendamento interno. Per chi opera nel settore — proprietari, gestori e professionisti — è un segnale sulla direzione che la rappresentanza del comparto intende prendere nei prossimi anni.

Da un lato, la scelta di un profilo con forti competenze tecnologiche conferma che la digitalizzazione è ormai considerata un asse strategico del property management, non un optional. Dall’altro, la continuità garantita dalla presenza di Fagnoni in veste di vicepresidente rassicura sulla solidità delle relazioni istituzionali costruite in questi anni.

Per i proprietari che si affidano a un gestore professionale, o che stanno valutando di farlo, la crescita e l’organizzazione della categoria è una buona notizia: significa standard più elevati, maggiore trasparenza e un interlocutore collettivo capace di far sentire le esigenze del settore dove si decidono le regole. La gestione professionale degli affitti brevi è infatti una delle leve principali per trasformare un immobile in una fonte di reddito affidabile e in regola, riducendo i rischi operativi e amministrativi che gravano sul fai-da-te.

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