Turismo e costo della vita: quanto pesano gli affitti brevi sulle tasche degli italiani? I dati UE
Secondo la New Economics Foundation, il turismo ha fatto aumentare gli affitti in Italia di 202 euro all'anno dal 2019. Grecia, Spagna e Portogallo registrano incrementi ancora maggiori.
Il rapporto tra turismo e costo della vita e’ uno dei temi piu’ caldi del dibattito pubblico europeo. Da Barcellona a Firenze, da Lisbona ad Atene, le proteste contro l’overtourism si moltiplicano, e al centro della discussione c’e’ una domanda precisa: quanto pesa davvero il turismo, e in particolare gli affitti brevi, sull’aumento dei canoni di locazione?
Uno studio della New Economics Foundation, pubblicato all’inizio di luglio 2026, offre finalmente dati concreti per rispondere a questa domanda. Incrociando i dati Eurostat sulla crescita degli affitti con i volumi di passeggeri aerei e i livelli attuali dei canoni, la ricerca quantifica l’impatto del turismo sulle tasche dei residenti in 12 paesi dell’Unione Europea.
I numeri: l’Italia al quarto posto
La Grecia e’ il paese piu’ colpito, con un aumento medio annuo degli affitti attribuibile al turismo pari a 342 euro dal 2019. Seguono la Spagna con 236 euro, il Portogallo con 220 euro e l’Italia con 202 euro. In coda alla classifica, paesi come Germania, Danimarca e Paesi Bassi mostrano impatti molto piu’ contenuti o addirittura negativi, confermando che la pressione turistica non e’ uniforme sul territorio europeo.
Per l’Italia, 202 euro all’anno possono sembrare una cifra contenuta. Ma proiettata sull’arco di sei anni (dal 2019 al 2025) significa che il turismo ha contribuito ad aumentare i canoni di locazione di oltre 1.200 euro complessivi, un aggravio significativo per famiglie e lavoratori che risiedono nelle aree a maggiore densita’ turistica.
Non e’ una questione di energia o costruzioni
Lo studio chiarisce un punto fondamentale: l’aumento degli affitti legato al turismo non c’entra con i prezzi dell’energia o con i costi di costruzione. E’ un fenomeno specificamente legato alla pressione della domanda turistica sul mercato immobiliare residenziale. In altre parole, quando un appartamento viene sottratto al mercato delle locazioni a lungo termine per essere destinato agli affitti brevi, l’offerta per i residenti si riduce e i prezzi salgono.
Questo meccanismo e’ particolarmente evidente nei centri storici e nelle zone ad alta vocazione turistica. A Firenze, il Comune ha gia’ adottato misure restrittive per le nuove aperture nell’hinterland. A Roma, Venezia, Milano e Napoli il dibattito e’ acceso e diverse amministrazioni stanno valutando tetti massimi alle licenze.
Il contesto normativo italiano
In Italia il quadro normativo e’ in piena evoluzione. La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto la cedolare secca progressiva: 21% sul primo immobile, 26% sul secondo, 30% sul terzo e quarto. Dal terzo immobile in poi scatta inoltre la presunzione di attivita’ d’impresa, con obbligo di partita IVA e iscrizione alla camera di commercio.
L’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) sta lavorando a una proposta di legge nazionale che dia ai sindaci il potere di limitare le nuove aperture di affitti brevi in zone saturate. L’obiettivo e’ passare da un mosaico di regolamenti locali a un quadro nazionale uniforme che permetta ai territori di calibrare le restrizioni in base alla propria situazione specifica.
Cosa significa per i property manager
Per chi gestisce affitti brevi in modo professionale, questi dati e queste tendenze normative non sono una minaccia ma un’opportunita’ di posizionamento. La direzione e’ chiara: il mercato sta premiando chi opera con professionalita’, trasparenza e attenzione al contesto sociale in cui si trova la struttura.
Alcune strategie che i property manager possono adottare per restare competitivi in questo nuovo scenario:
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Diversificare il portafoglio distribuendo gli immobili su piu’ comuni e aree geografiche, riducendo l’esposizione a singole restrizioni locali.
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Investire nella qualita’ dell’offerta. I dati CleanBnB mostrano che il valore medio per soggiorno nel primo semestre 2026 e’ cresciuto del 5% rispetto all’anno precedente, segno che gli ospiti sono disposti a pagare di piu’ per esperienze curate.
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Presidiare la conformita’ normativa. Con i controlli in aumento e le sanzioni che possono arrivare a migliaia di euro, il rispetto delle regole non e’ piu’ negoziabile.
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Costruire relazioni positive con il territorio. I property manager che dialogano con le amministrazioni locali e contribuiscono alla vita della comunita’ sono percepiti come alleati, non come antagonisti.
Lezioni dall’Europa
Il confronto europeo offre spunti interessanti. La Grecia, che guida la classifica degli aumenti, sta affrontando le proteste piu’ accese e ha appena introdotto una moratoria sulle nuove licenze in diverse zone di Atene. La Spagna, seconda in classifica, vede Barcellona e Malaga adottare approcci radicalmente diversi: restrittivo il primo, collaborativo il secondo.
Il Portogallo ha scelto la strada del portale unico per la trasparenza: a Porto, Airbnb ha appena attivato il suo sistema di condivisione dati con l’amministrazione comunale, consentendo un monitoraggio in tempo reale dell’offerta e facilitando i controlli.
L’Italia puo’ prendere il meglio da ciascuna di queste esperienze: la trasparenza portoghese, la calibrazione territoriale spagnola e un quadro nazionale che dia certezze senza soffocare un settore che vale miliardi di euro e occupa decine di migliaia di persone.
Il turismo resta una risorsa
Nonostante le tensioni, sarebbe un errore dimenticare che il turismo resta la principale risorsa economica di intere regioni italiane. Nel primo trimestre 2026 l’ISTAT ha registrato una crescita delle presenze turistiche rispetto allo stesso periodo del 2025, e le stime per l’estate indicano circa 171 milioni di presenze complessive, secondo ISNART.
La sfida non e’ fermare il turismo ma gestirlo meglio: ridistribuendo i flussi nel tempo e nello spazio, incentivando destinazioni meno conosciute, investendo in infrastrutture e offrendo soluzioni abitative accessibili per chi vive e lavora nelle mete turistiche.
Per il settore degli affitti brevi, questo significa accettare che le regole sono necessarie e che il mercato completamente deregolamentato non esiste piu’, ne’ in Italia ne’ in Europa. Chi sapra’ adattarsi a questa nuova fase sara’ il protagonista del turismo italiano dei prossimi anni.
Per approfondire il funzionamento del nostro servizio di gestione professionale degli affitti brevi, visita la pagina Come funziona. Per una consulenza personalizzata sulla tua situazione, contattaci.
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